Come spesso accade, la fantasia si mescola alla storia vera. Entrambe, impresse radicalmente nelle tradizioni degli abitanti di una città, ne diventano il simbolo stesso
Nel nostro caso, la città è CATANIA e uno dei due protagonisti è un tal ELIODORO.
Eliodoro, appartenente ad una nobile famiglia catanese della seconda metà del VII secolo d.C., condusse per i primi decenni una vita regolata e ben inquadrata in campo religioso. Verso i trent’anni fece amicizia con un mago ebreo, che lo iniziò ai segreti del mondo occulto e lo indusse ad abiurare il cristianesimo.
Per Eliodoro cominciò una nuova vita, fatta di sortilegi, che, per la loro stravaganza e genialità, ebbero una grossa presa sui suoi concittadini. La leggenda vuole che fu lui stesso a scolpire un elefante, traendolo da un monolito di lava, che amava cavalcare per portarsi da un lato all’altro dell’Impero.
A causa della sua conversione all’ebraismo e per le opere di magia da lui compiute, entrò in conflitto con il secondo protagonista della storia, il vescovo LEONE II TAUMATURGO che divenne l’obiettivo preferito dei malvagi, dissacratori incantesimi del mago etneo e, per i quali fu più volte imprigionato e condannato, riuscendo, tuttavia, a evadere sempre in modo rocambolesco.
Il malanimo di Eliodoro si riversò anche su ERACLIO, ministro inviato dall’imperatore COSTANTINO (Costantino IV Pogomate?) a Catania per porre fine alle sue scorribande, con volgari e osceni prodigi di cui la stessa moglie era fatta oggetto.
Ma, alla fine, Leone II riuscì a imprigionarlo e, condannato a morte, fu arso sul rogo preparato nelle adiacenze delle Thermae Achillianae.
Del grande mago non rimase che l’elefante scolpito nel basalto, il quale, creduto anch’esso in possesso di virtù magiche, fu posto fuori le mura, in vicinanza della Porta di Jaci, per scongiurare il rischio che il magma, eruttato dall’Etna, seppellisse la città. E tale fu l’identificazione tra il mago e la statua, che i Catanesi chiamarono quest’ultima LIOTRU (storpiatura dialettale del nome Eliodoro), eleggendolo, fin dal 1239, a simbolo della città.
Dopo alterne vicissitudini, il Liotru fu posto da Giovanni Battista Vaccarini, nella piazza principale di Catania, piazza Duomo, sopra un basamento barocco e su di esso fu messo un obelisco egittizante, sormontato da iscrizioni agatine.
Mi piace credere che, così posizionato tra la Cattedrale, simbolo del potere spirituale, e il Municipio, simbolo del potere temporale sulla città, lo spirito di Eliodoro, vero e proprio genius loci, incluso nel suo fedele animale, ormai libero dall’incombenza di preservare Catania dalle eruzioni del suo vulcano (per questo viene invocata da molto tempo S. Agata), tenga costantemente a bada l’azione dei rappresentanti di tali due poteri.
Purtroppo, non sempre è riuscito in questo intento.








